Il progetto “Kimonissimo” festeggia 4 anni.
Era il 2021 quando, in piena pandemia, dopo una visita al villaggio di Hirokawa, lanciai questo progetto di recupero delle antiche tecniche di lavorazione del cotone Kasuri, con cui venivano realizzati gli abiti dei samurai nel medioevo giapponese, combinandole con l’eccellenza italiana del design e adattandole alla produzione di accessori di uso quotidiano. Già da allora decisi di mantenere una produzione manuale, impiegando solo macchinari dello scorso secolo, gli ultimi modelli in commercio della Toyota nel 1906, prima che l’azienda puntasse il suo core business sulle automobili. Questi macchinari, fuori produzione, dei quali la tecnologia di fabbricazione è andata perduta, sono i preferiti dai produttori locali che nei decenni non hanno trovato negli equivalenti moderni le stesse prestazioni.
Dopo quattro anni, oltre a contribuire a rilanciare un territorio, a proteggere una tecnica riconosciuta come “tesoro nazionale”, e a dare lavoro a molte piccole aziende locali, Kimonissimo rappresenta ancora oggi un esempio di “respiro sociale”, un piccolo e modesto modello di come sia possibile incidere con risultati concreti ed effetti positivi per le persone grazie alla cooperazione e alla missione sociale dell’impresa.
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